Venerdì 19 giugno
Ore 17:00
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Francesco Paolo, Nicolino, Domenico, Gianluca, Nicola, Giuseppe, Massimo, Francesco, Vittorio, Tiziano, Angelo, Elio e Franco, erano andati al lavoro per vivere e non per morire. Per raccontare le storie di questi lavoratori che non ci sono più, l’autore è entrato nelle loro case incontrando mogli, madri, figlie, figli e amici delle vittime, ancora feriti dai ricordi indelebili dei loro congiunti che hanno perso la vita nelle miniere, nei cantieri, nelle campagne, nelle fabbriche e sulle strade.
Una ricostruzione dei fatti completata consultando atti giudiziari, giornali, anagrafe dei Comuni, archivi pubblici e privati. In questo viaggio sui territori, ha conosciuto persone forti ancora dignitosamente in attesa di giustizia e altre chiuse nel riserbo delle private sofferenze. Dolore e rabbia per un destino, quello dei propri cari, che poteva essere evitato.
I decessi sul lavoro ogni anno sono cinque volte gli omicidi compiuti dalla criminalità organizzata e quattordici volte i femminicidi. Un tributo di vite umane troppo alto. Per fermare questa strage occorrono iniziative strutturate e invece, il sistema, considera la sicurezza sul lavoro e la salute, un costo da tagliare.
Sfruttamento, subappalto, lavoro nero, caporalato, precarietà, fretta, scarsa formazione, contribuiscono a rendere insicuro il lavoro. Nessuna delle storie qui raccontate è più importante delle altre perché definire una gerarchia delle ingiustizie è pressoché impossibile. Le morti sul lavoro sono una vergogna nazionale. Un tradimento inaccettabile dei principi fondanti della nostra Costituzione repubblicana.
“Corpi al macello” è un libro che si affida alla memoria come strumento di impegno civile. Un lavoro che non propone soluzioni normative. Fa una cosa più difficile: dare un nome e un volto a chi rimane. Per chi ha perso un familiare sul lavoro, quel riconoscimento pubblico è spesso l’unica forma di giustizia raggiungibile. Finché la curva dei morti non torna a scendere in modo strutturale, quei nomi continueranno ad aggiungersi a una lista che nessuna banca dati ufficiale tiene.
Biografia:
Giovanni Mancinone (Castelmauro 1951), giornalista. Ha scritto per L’Unità, Paese Sera, Rassegna sindacale, Il Tempo ed è stato vice caporedattore della Tgr del Molise, firmando centinaia di servizi per il Tg1, il Tg2, il Tg3, Rainews24, Gr1 e Gr2. Ha pubblicato “Molise criminale. Quello che gli italiani non sanno su un crocevia di affari, omicidi, armi, droga, terroristi e latitanti” (2021) e “Mostri. Quando non c’è più l’amore” (2023), entrambi con l’editore Rubbettino. “Il lotto nel piatto, novanta ricette della cucina mediterranea accoppiate ai novanta numeri della smorfia” (2025), con Volturnia Edizioni.
Tra i tanti riconoscimenti: Città di Siena (2021 e 2024), Piersanti Mattarella (2022), Carver (2022), Uniti per la legalità (2022), Books for Peace (2022), Vitruvio (2022), Città di Cattolica (2022), Fortuna (2022), Nero su Bianco (2022), OMCOM (2023), Tulliola (2023), Giovanni Holden (2024), Switzerland Liberary (2024), Emily 2024), Ciò che Caino non sa (2025).