SIMONE GAMBACORTA

“L’altro ieri”, una collana per riscoprire scrittori dimenticati
(Solfanelli)

con Antonietta Florio

Sabato 20 Giugno
Ore 18:00
Lato nord Sirena

Un evento dedicato alla collana editoriale diretta da Simone Gambacorta per la casa editrice Solfanelli, dal titolo “L’altro ieri”, il cui obiettivo è quello di recuperare “chicche” del Novecento e rileggerle con gli occhi dell’oggi. I due titoli di cui si discuterà sono “La casa di Napoli” di Gennaro Manna e “Il sapore della menta” di Piero Santi.

Con “La casa di Napoli”, che prende le mosse dal terremoto di Casamicciola nel 1883, Gennaro Manna non ha scritto un romanzo biografico, ma ha puntato a darci “una cronaca familiare italiana”, descrivendola sia nei suoi borghesi rituali domestici, sia nel suo scontrarsi con gli eventi della Storia, condizionando le vicende dei personaggi.
Attraverso l’esperienza terrena di Giovanni Sermonti – che può dirsi ispirata alla figura di Benedetto Croce per alcune coincidenze anagrafiche, ambientali e storiche con il filosofo napoletano, dal quale però prende le distanze – l’Autore, con “profonda simpatia umana” e con una “soffusa molle malinconia napoletana”, non celebra l’elegia di un mondo scomparso (o che sta scomparendo), ma riafferma la necessità di un ancoraggio agli imperituri valori della vita umana.
Con uno straordinario ventaglio di personaggi secondari che perseguono una serenità che di continuo sfugge e che talvolta viene ribaltata o mascherata dalle contraddizioni e dai dubbi che sfilacciano l’anima, il romanzo assume una natura corale, laddove “le quattro stagioni” di Sermonti-Croce s’intrecciano inevitabilmente con la storia di un paese intero.
“Il sapore della menta” di Piero Santi è un romanzo in parte descrittivo e in parte introspettivo, che racconta le vicende d’amore, di speranza e di disperazione di Marco Martini, alter ego dell’Autore stesso, e dei suoi amici, fra i quali si riconoscono alcuni dei più illustri intellettuali suoi coevi: Alessandro Antoni (che riproduce la personalità di Tommaso Landolfi) e Stefano Bonetti (ritratto di Carlo Emilio Gadda).
I personaggi sono tutti diversi eppure, in fondo, tutti uguali: il ventennio di Storia che vivono, scivola loro addosso senza lasciare traccia alcuna. Essi sono irretiti in pulsioni corporee che non lasciano spazio ad altri pensieri od occupazioni, sono ossessionati dal denaro al punto che persino le relazioni interpersonali sono costruite su prestiti, restituzioni, spese e azzardi.
La dissipazione del denaro diventa – se si vuole – allegoria dello spreco del tempo, del talento e, in definitiva, della vita stessa. La conseguenza è un vuoto spirituale che Marco e i compagni tentano di fuggire peregrinando verso loci amoeni che tuttavia daranno soltanto l’illusione di un rifugio e del placarsi delle ribellioni interiori, perché non si può fuggire dal vuoto della propria coscienza.
“Il sapore della menta” è, quindi, un romanzo della decadenza e del vizio; ma è anche il romanzo del rimpianto del tempo passato, quello dell’infanzia, che ha il «sapore della menta, un sapore acre, a momenti pungente, che rimane in noi, anche se non lo sappiamo, per tutta la vita».

Biografia:
SIMONE GAMBACORTA (1978) scrive recensioni per il magazine Treccani e per L’immaginazione. Ha scritto per L’indice e L’illuminista ed è nella redazione di Smerilliana. Ha curato le pagine culturali del quotidiano teramano La Città, è stato vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo e ha fatto parte del Comitato per il centenario della nascita di Michele Prisco (Mibac). Giurato dei premi Flaiano (narrativa), Camaiore-Belluomini, Bonanni, Moretti e Civitaquana, è stato segretario del Premio Teramo per un racconto inedito e ne ha presieduta la giuria. Cura una trasmissione tv settimanale sui libri per Super J e una rubrica letteraria sul Germe. Dirige la collana di narrativa “L’altro ieri” per la casa editrice Solfanelli. È il responsabile della comunicazione dell’AIL di Teramo (Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma).