
Il volume è la sintesi di una ricerca trentennale sul campo e tra le genti d’Abruzzo sugli usi popolari delle piante tra i contadini, pastori, artigiani, donne e uomini del territorio regionale. Un sapere che interessa vari settori: medico, alimentare, veterinario e zootecnico, artigianale, agricolo, magico e rituale, ludico e letterario. Oggi, questo sapere è in buona parte scomparso, poiché la trasmissione delle conoscenze tra le generazioni ormai è fortemente compromessa per diversi motivi. Le aree interne, dove maggiore è il rapporto con la natura, risultano per la maggior parte abbandonate. Si tratta di processi demici, culturali e sociali di portata storica che mai si sono verificati nella storia dell’uomo agricoltore e allevatore in Abruzzo.
Il patrimonio di conoscenze orali costituisce un’eredità importante per una comunità e per la sua identità storica e sociale: i contenuti di questo volume vogliono dare un’idea del grande patrimonio etnobotanico delle genti d’Abruzzo che vivono in un’area con una biodiversità tra le più elevate in ambito europee e mediterranee, in cui montagna e mondo selvaggio da sempre hanno condizionato la vita degli uomini e i loro rapporti sociali.
BIografia:
Aurelio Manzi è naturalista e botanico. La sua attività di ricerca sul campo è rivolta essenzialmente allo studio della vegetazione, ecologia, etnobotanica e conservazione della natura.
È autore e coautore di diversi volumi tra cui “I progenitori delle piante coltivate in Italia”, “Storia dell’ambiente nell’Appennino centrale”, “Giardini d’aranci sull’Adriatico”, “Cibo della miseria”, “Piante sacre e magiche in Abruzzo”, “Flora popolare d’Abruzzo”, “Libro Rosso delle piante d’Italia”, “La flora endemica minacciata delle montagne italiane”.
Una parte della sua produzione scientifica e divulgativa interessa il settore della storia e trasformazione del paesaggio e dell’agricoltura nell’Italia centrale, tematica particolarmente cara.