A esequie avvenute
(Einaudi)
La terra della mia anima
(SEM)
con Romano De Marco


A esequie avvenute
“L’Alligatore” festeggia trent’anni. Un traguardo di tutto rispetto per un personaggio cosí lontano dalla tradizione del romanzo poliziesco italiano. All’epoca fu una vera scommessa proporre un ex galeotto, amante del blues e del calvados, che diventa investigatore senza licenza al servizio di avvocati che hanno bisogno di entrature negli ambienti criminali del Nordest.
E che si avvale della collaborazione di altri due “pregiudicati”: Beniamino Rossini e Max la Memoria. Tre irregolari dalla schiena diritta, con un’etica tutta loro e un cuore fuorilegge che batte a un altro ritmo, ossessionati dalla verità e alla perenne ricerca di una giustizia possibile. A quanto pare i lettori si sono affezionati a questi personaggi, al loro rigore nel credere nell’amicizia come valore fondante dell’esistenza, ma anche alle loro umanissime fragilità.
Ogni romanzo ha permesso nel tempo di raccontare le trasformazioni criminali e sociali di un territorio, cogliendone le contraddizioni e le complessità. Carlotto ci è riuscito anche con “A esequie avvenute”. Dove, questo è certo, le sorprese non mancano.
La terra della mia anima
Marco Buratti, detto l’Alligatore, è uno dei personaggi più memorabili della crime fiction italiana. Massimo Carlotto lo ha disegnato intingendo la penna in un romanticismo sporco, crepuscolare, fatto di notti insonni e cuori stanchi. Ex cantante blues, ex detenuto, investigatore senza licenza, bevitore di calvados, uomo fuori posto in un Paese che ha fatto dell’ipocrisia una professione, Buratti è diventato leggenda. Accanto a lui, da undici romanzi e da trent’anni a questa parte, c’è sempre stato l’indimenticabile Beniamino Rossini, la spalla perfetta, l’uomo d’azione che porta al polso una teoria di bracciali: uno per ogni conto saldato.
Vecchio contrabbandiere, conoscitore di rotte illegali e di regole non scritte, Rossini è quello che sa come muoversi quando la strada finisce, che riconosce l’odore della trappola prima che scatti e che, se decide di stare dalla tua parte, lo fa senza condizioni.
Ma questa è solo una parte della storia. Perché Beniamino non è nato dentro un romanzo e non è solo un personaggio di carta e inchiostro. Lui è esistito davvero. Carlotto lo ha conosciuto. Sono diventati amici. Fratelli. E la sua esistenza è stata più complicata e avventurosa di qualsiasi trama noir.
Spallone al confine con la Svizzera, capitano di navi cariche di sigarette nel Mediterraneo, rapinatore gentile, contrabbandiere nell’Adriatico al tempo della guerra in Jugoslavia, Beniamino ha fatto quindici anni di carcere tra un’evasione e l’altra. È cresciuto nella miseria del dopoguerra, in una Milano affamata. Ha imparato presto che la legge protegge chi ha già tutto e schiaccia chi non ha niente. Ha attraversato montagne con quaranta chili sulle spalle, ingannato le guardie e violato dogane. Ha vissuto di notte e dormito di giorno. Ha conosciuto l’amore sbagliato e l’amicizia vera. Dell’amicizia è stato un partigiano rigoroso.
“La terra della mia anima” è il canto basso e struggente di una malavita che non esiste più. Un’epica di confini attraversati nelle tenebre, di sigarette sulle labbra e legami che valgono più della vita stessa. Un mondo dove il tradimento pesa come una condanna eterna e la lealtà è l’unica ricchezza che non si può rubare. E così, mentre il mondo dei “regolari” predica la morale e pratica la sopraffazione, uomini come Rossini finiscono per incarnare una delle rare possibilità di vivere con decenza: guardandosi allo specchio senza mai abbassare gli occhi.
Biografia:
MASSIMO CARLOTTO è nato a Padova, dove vive. Ha pubblicato una trentina di romanzi, tradotti nelle principali lingue.